Il 5 dicembre scorso, nel corso di un convegno organizzato a Roma da Fondazione Banco Farmaceutico Ets in collaborazione con Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, sono stati dichiarati i risultati allarmanti dell’XI Rapporto sulla Povertà Sanitaria. Da essi si ricava infatti che, nel corso del 2023, 427.177 residenti in Italia (cioè 7 su 1.000, con un incremento del 10,6% rispetto al 2022) sono stati costretti a chiedere aiuto alle strutture assistenziali di Banco Farmaceutico per ottenere gratuitamente i farmaci di cui necessitavano.

Povertà di reddito = povertà di salute

Particolarmente inquietante è la corrispondenza crescente tra il dato relativo allo stato di salute dei residenti e quello della povertà di reddito. Risulta infatti che la percentuale di persone che versano in cattive o pessime condizioni cliniche è più alta tra chi si trova in ristrettezze economiche rispetto a chi gode di un reddito medio-alto (25,2% contro il 21,7 %) e una delle cause di tale condizione è costituita dalla rinuncia alle visite specialistiche che, tra gli indigenti, risulta essere cinque volte superiore rispetto al resto della popolazione italiana.

La spesa farmaceutica aumenta

La ricerca promossa da Banco Farmaceutico in collaborazione con Aifa evidenzia pure che la spesa per i farmaci aumenta ma la quota a carico del Servizio Sanitario Nazionale diminuisce. È una sorta di paradosso che si spiega con il fatto che gli italiani pagano i medicinali di tasca propria assai più che nel passato. I dati forniti dall’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria relativi agli anni 2022 e 2021 (i più recenti, attualmente disponibili) indicano rispettivamente una spesa totale di 22,46 e di 20,09 miliardi di euro, ai quali è corrisposto un costo a carico dell’SSN di 12,5 e di 11,87 miliardi di euro. Dunque, nell’arco di quei due anni, la spesa farmaceutica delle famiglie è cresciuta del 7,6%.